Che cosa sta succedendo ad Hebron?

Di Elena De Piccoli

Nelle ultime settimane continua ad essere versato molto sangue nei Territori Occupati.

I media si sono occupati per lo più di quanto è accaduto a Gerusalemme, nel cuore di Israele, in quella città che dovrebbe essere simbolo di pace e fratellanza tra le tre grandi religioni del Libro, ma che invece continua ad essere contesa e violata. L’episodio è stato menzionato da giornali e tv; dei poliziotti israeliani sono rimasti uccisi in un attacco terroristico ad opera di alcuni palestinesi, che avrebbero nascosto le armi all’interno dell’area della Spianata delle Moschea, terzo luogo sacro per i musulmani. In seguito a questo episodio, Israele ha vietato l’accesso alla Moschea di Al-Aqsa ai fedeli per alcuni giorni e questo ha scatenato manifestazioni e sommosse dentro e fuori la Città Vecchia di Gerusalemme.

Eppure non è stato questo il peggiore e più violento tra gli episodi che insanguinano quelle terre senza pace; di recente infatti, sono state perpetrate gravi violenze anche ad Al-Khalil (Hebron), che hanno visto tra i feriti e gli incarcerati anche dei bambini.

Ma cosa sta succedendo ad Al-Khalil? Qual è la reale situazione della città?

Ancora una volta, il conflitto israelo-palestinese si sta acutizzando e gli episodi violenti non riguardano solo la Striscia di Gaza, ma molte altre zone che spesso nei nostri media non vengono menzionate.

La città di Hebron, in arabo Al-Khalil, è una di queste zone: negli ultimi due mesi la sua popolazione sta vivendo una situazione insostenibile, venendo palesemente messa sotto torchio affinché gli stessi abitanti della città si sentano costretti ad andarsene, trasferendosi in altre zone. La città è già in parte in mano ai coloni, i quali hanno "ripulito" completamente una delle vie principali, Shuhada Street, dalla presenza palestinese insediandovisi tanto che, tra i vari quartieri, sono disposti almeno quattro check-point che i palestinesi devono attraversare per spostarsi da una zona all'altra.

La situazione è precipitata quando il 7 luglio, a Cracovia, l'Unesco ha stabilito che Israele è una "forza occupante" e, tramite votazione, si è deciso che la zona della Tomba dei Patriarchi, sacra per gli ebrei e ritenuta imprescindibile per stabilire la sovranità ebraica in quei luoghi, dovesse invece rimanere sotto il controllo delle autorità palestinesi.

Alle reazioni mediatiche nei giornali da parte delle autorità israeliane sono seguite quelle militari. Dopo un susseguirsi di ronde da parte delle pattuglie dell'esercito all'interno della città, il 24 agosto i soldati hanno bloccato il centro di Hebron per quattro ore, lanciando granate stordenti sulla folla e arrestando, in un tentativo di repressione, due ragazzini di 13 e 14 anni e un bambino di 7. Il più giovane dei tre è stato sottratto alle forze israeliane dal padre, presente durante la loro cattura, mentre le sorti degli altri due ragazzini non sono tuttora chiare.

Pochi giorni dopo invece, è stata presa di mira la scuola di Qurtuba: per raggiungerla i ragazzini palestinesi devono superare tre o quattro check point, a seconda della parte della città in cui vivono. Uno di questi posti di blocco è il Dabaya; è un punto strategico della città poiché si trova appunto nella zona "epurata" di Shuhada Street e il check point si trova nei pressi di una scala che è l'unico modo per accedere alla scuola. Dal 2015 è diventata una zona militare chiusa accessibile solo ai coloni, con l'eccezione degli insegnanti e degli studenti palestinesi. Sebbene fosse successo già in passato che insegnanti e alunni fossero bloccati al check-point, in questi ultimi giorni di agosto gli episodi sono diventati una triste quotidianità. Alcuni insegnanti e alcuni ragazzi sono stati infatti arrestati il 30 di questo mese, mentre nei giorni seguenti, ad altri palestinesi sono stati sequestrati tutti i materiali di tipo scolastico.

L'intento di rendere impossibile la vita ai palestinesi che vivono ad Al-Khalil è chiaro, così come lo scopo di costringerli ad abbandonare la città. Inoltre l'impedimento dell'istruzione senza un valido motivo è l'ennesima violazione dei diritti umani basilari che il popolo palestinese subisce da anni.

A questi episodi, si aggiunge oggi un altro tentativo di zittire i palestinesi di Hebron: un blitz delle forze israeliane si è concluso con la chiusura, per la seconda volta in due anni, di Radio Al-Hurriya (che in arabo significa "la libertà"), emittente radio che operava appunto ad Hebron, pur essendo nata a Gaza, abbandonandola dopo che questa era finita sotto il controllo di Hamas. La radio, legata al movimento di resistenza Al-Fath (noto come Al-Fatah, frutto di una errata vocalizzazione del termine arabo), è stata accusata di incitamento all'odio e alla violenza.

Questi sono solo i fatti principali che sono occorsi nella città nelle ultime due settimane anche se, in rete, è possibile reperire continuamente articoli, immagini e video che testimoniano che i soprusi ai palestinesi che vivono ad Hebron sono diventati ormai parte della loro quotidianità e ciò che desta ancor più amarezza e sdegno è il fatto che tra le persone che vengono arrestate e trattate con violenza, ci siano anche dei bambini.

 

Studenti palestinesi fermati alla scala che conduce a Shuhada Street, lasciando la scuola Qurtuba il lunedì

studenti palestinesi che cosa sta succedendo a Hebron

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