• Home

Abbandonati nel Sahara dai trafficanti.le vittime bambini

Roma, 17 giugno 2016, Nena NewsLa città di Agadez negli ultimi anni si è trasformata da antico centro commerciale in un hub per trafficanti di essere umani e in una stazione di sosta per i migranti che tentano di attraversare il deserto del Sahara: è qui infatti che si fermano per giorni o mesi i migranti proveniente dall’Africa occidentale in attesa, una volta trovato il denaro e un passeur, di attraversare il deserto, proseguire verso il confine con l’Algeria o la Libia e finalmente arrivare in Europa.

In questa stagione le temperature nella regione di Agadez (nel nord del Niger) raggiungono tra i 40° e i 50° C. Ed è qui, nel deserto, vicino ad Assamaka che giorni fa sono stati trovati i corpi di 34 migranti di cui 20 bambini, 9 donne e 5 uomini morti presumibilmente di sete dopo essere stati abbandonati dai trafficanti.

Al momento solo due corpi sono stati identificati: una coppia di nigeriani di 26 anni. I decessi, come riferito mercoledì scorso dal ministro dell’interno Bazoum Mohammed alla tv di stato, risalirebbero alla settimana tra il 6 e il 12 giugno.

Data la sua posizione geografica di paese cerniera tra l’Africa subsahariana e il Maghreb, il Niger è diventato un paese di transito per un numero crescente di migranti in fuga dai paesi dell’Africa occidentale e centrale verso l’Europa e per la maggior parte di quelli che tornano indietro o sono espulsi da Libia e Algeria (Maghreb) in Niger. Secondo l’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim), il Niger è una delle principali rotte migratorie verso l’Europa e in particolare verso l’Italia, percorsa nel 2015 da circa 120mila persone.

I dati Iom – Displacement Tracking Matrix - mostrano che tra febbraio e aprile 2016 sono stati più di 60 mila (60.970) i migranti passati attraverso le città di transito di Arlit e Séguédine (nella regione di Agadez) in Niger, principale paese di transito per i migranti dell’Africa occidentale che viaggiano verso o che lasciano Algeria e Libia. I minori, nel periodo monitorato, rappresentano il 2,9 per cento del flusso attraverso Séguédine (registrando così un aumento del numero dei minori non accompagnati e accompagnati diretti verso la Libia), mentre la percentuale di quelli attraverso Arlit è del 9,4 per cento e comprende migranti provenienti da e diretti verso l’Algeria.

Il monitoraggio di questi ultimi mesi mostra altresì che i flussi migratori verso e dalla Libia sono aumentati.

I migranti in transito verso l’Algeria sono del Niger (37%), Mali (13%), Camerun (10%), Burkina (10%) e Guinea Bissau (6%). Tra quelli entrati in Niger dall’Algeria, ci sono nigerini (40%), maliani (11%), camerunensi (8%), burkinabè (7%) e gambiani (6%). Per entrambi i punti di transito (Algeria e Niger), la maggior parte dei migranti sono uomini (Séguédine: 91,3%; Arlit: 87,1%.) Per quanto riguarda la distribuzione per età, la maggior parte sono di età compresa tra i 18 e i 59 anni.

Dati relativi al periodo che va dal 3 al 9 maggio 2016 (Iom – Niger Flow Monitoring Points) evidenziano come la maggior parte dei migranti abbia transitato sulla rotta dal Niger alla Libia (si stima 51 225 persone o il 64%). Si tratterebbe in questo caso per lo più di giovani provenienti dai paesi anglofoni dell’Africa occidentale che vogliono raggiungere l’Europa.

Si stima che il 15% (12.025) – in maggioranza nigerini, ma comprendente anche nigeriani e maliani – sia entrato in Niger dalla Libia. Mentre il 21% dei migranti – quelli che più comunemente lavorano nelle miniere d’oro nel nord del Niger – si registra che siano stati in viaggio tra il Niger e l’Algeria.

Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio si sono registrati flussi migratori in uscita dal Niger di oltre 10.000 persone, principalmente verso la Libia e un aumento del numero in entrata di migranti, con oltre 3000 migranti entrati in Niger a settimana.

Ci chiediamo se i flussi di ritorno non siano da interpretare anche alla luce delle recenti strategie di rimpatri (volontari? o, prossimamente, espulsioni) dei paesi europei.

Agli inizi di giugno a Strasburgo Federica Mogherini ha presentato insieme al vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans il Migration Compact per l’Africa: che prevede 62 miliardi di euro di investimenti privati per i Paesi africani con l’obiettivo di combattere le cause alla radice dei flussi migratori e negoziare accordi per i rimpatri.

Risale invece al 2011 un progetto del ministero dell’Interno italiano per i «rimpatri volontari assistiti» in cooperazione con l’Oim e il governo del Niger che prevede da un lato l’assistenza ai migranti in transito verso l’Europa nei centri di Agadez (dell’Oim) e dall’altro il blocco dei flussi in loco con l’agevolazione del rientro nel paese d’origine. Nena News

Rita PlanteraSchermata 2016 06 21 alle 12.34.07

DAILY VIDEO UP TO DATE NEWS

Video of the Week New Clashes Erupt Between Israeli Security Forces, Muslim Worshippers

Temple Mount temporarily closed to Jewish visitors after clashes with police




The Temple Mount was temporarily closed to Jewish visitors on Wednesday at the order of Jerusalem District Commander Yoram Halevy after Jews broke visitation rules at the holy site, police said. The Jewish visitors were expelled from the compound for bringing sacred books to the Mount and trying to pray there. After one of the individuals was cautioned, another took out a holy book, and the group was expelled. Meanwhile, renewed clashes erupted between protesters and Israeli security forces near the Lion's Gate in the Old City, where police used stun grenades against the demonstrators. A regular dynamic has developed involving clashes between Palestinians and Israel Police over the past several days near the Lion's Gate. Dozens of Palestinians are present at the site on a regular basis, urging devotion to the Al-Aqsa Mosque on the Temple Mount and condemning Israel. During Muslim prayer times, particularly the midday and nighttime prayers, hundreds and sometimes even thousands have been gathering there.

There have been outbreaks of violence during these periods, including stone-throwing or physical confrontations with the police. In most of these incidents, the police have been using stun grenades and sponge-tipped bullets to disperse the crowds. In a number of cases, journalists in the area have also suffered violence at the hands of the police. On Tuesday, Hassan Shaalan, a reporter for the Ynet news website, was struck by a policeman even after he identified himself as a member of the press. A group of Jerusalem-based journalists released a statement of condemnation over the incident and called on the police to permit reporters to do their jobs. The Jerusalem Police responded: "This involved an incident that took place in the course of violent disturbances of the peace that occurred in Jerusalem while the police were acting to remove the demonstrators from the street after some of them refused to vacate. The forces working on the scene are under constant threat to their lives. http://www.haaretz.com/israel-news/1.802141

Boycott Israeli diamond