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Gaza: il sogno di un giovane scultore fermato da un cecchino israeliano

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L’hanno ucciso così, con un colpo in fronte. Esecuzione senza processo detta pure assassinio. Era un artista. Aveva 28 anni, si chiamava Mohammed Abu Amr. Era scultore e gli piaceva realizzare alcune opere sulla spiaggia di Gaza. Come per tanti altri artisti palestinesi i temi delle sue creazioni  nascevano dalle particolari condizioni imposte dall’illegalità e dalla profonda ingiustizia subite da questo popolo da troppi decenni.

Usava la grafia araba in forma artistica Mohammed, e l’ultima delle sue opere, realizzata il giorno prima di essere assassinato, rappresentava il suo sogno, che poi è il sogno collettivo rivendicato nella “grande marcia del ritorno”che un popolo festoso ma determinato ha iniziato il 30 marzo, giornata della terra, e concluderà il 15 maggio, giornata della naqba, cioè la cacciata dei palestinesi dalle loro case nel 1948. Era il sogno del ritorno.

Manifestava a Shujaya a est di Gaza city, insieme a decine di migliaia di altre persone di ogni età, sesso e colore e di diverso credo religioso perchè – cosa che molti ignorano – in tutta la Palestina, Gaza compresa, i palestinesi sono sia cristiani, benchè in minoranza, che musulmani, e subiscono la stessa sorte.

La “grande marcia”, organizzata  da giovani palestinesi al di fuori dei partiti politici e quindi trasversale alle diverse fazioni,  aveva tutta l’aria di una grande festa di popolo, di questo popolo che viene spesso descritto in modo assolutamente opposto a quel che realmente è: un popolo che nelle avversità più incredibili riesce a trovare la capacità di vivere senza rinunciare, per quanto possibile,  alla gioia.

Non c’erano che tre o quattro internazionali nella Striscia a testimoniare l’evento, e le loro testimonianze coincidono tutte: una grande manifestazione pacifica, con bambini, vecchi, addirittura persone invalide, uomini e donne di ogni ceto sociale. La loro unica arma era la determinazione a marciare verso il border per dire agli assedianti che Gaza non ne può più, per ricordare al mondo le continue violazioni subite e, in particolare, per rivendicare il diritto al ritorno nelle loro case sancito dalla Risoluzione Onu 194, inapplicata da Israele come tante altre decine di Risoluzioni senza avere per questo alcuna sanzione.

More solito, i media mainstream italiani hanno fatto a gara nel raccontare con grande sicurezza versioni lontane dalla realtà, pur non avendo i loro inviati nella Striscia. Tv e giornali hanno parlato per due giorni, quelli che ne hanno parlato, di scontri e battaglie  ed hanno aggiunto, come da velina israeliana pubblicamente diffusa, il tutto voluto dai vertici di  Hamas. Invece non si è trattato di battaglia, ma di un vero e proprio tirassegno a uomini donne e bambini che manifestavano pacificamente e a mani nude.

Mohammed è stato uno dei primi martiri ad essere colpito. Potremmo dire vittima, e infatti lo è, ma le vittime degli oppressori sono testimoni del diritto a resistere e pertanto, anche etimologicamente, divengono martiri. I tiratori scelti che Israele aveva appostato lungo il border l’hanno colpito a distanza, e con mira perfetta lo hanno centrato sulla fronte. Le parole di Mohammed, consegnate alla memoria in seguito a un’intervista rilasciata pochi giorni prima di essere ucciso, ora sembrano un monumento alla speranza. Il giovane scultore non avrà il futuro che sognava, i cecchini israeliani hanno fermato la sua vita e la sua carriera a soli 28 anni e Mohammed non sarà più un artista, perché da ieri è diventato un martire e un eroe. Aveva detto nell’ultima intervista “sii umano, sii ottimista, fissa un obiettivo nella tua vita e apriti agli altri…. possiamo realizzare nei sogni quello che non siamo riusciti a realizzare nella realtà…immaginiamo che i nostri sogni diventino noi stessi come una realtà incarnata e superiamo così alcune delle nostre difficoltà e dei nostri conflitti psicologici.” Questa era la sua filosofia, ora è il suo testamento ideale.

Adesso lo scultore Mohammed, insieme ad altri 16 ragazzi, alcuni quasi bambini, arricchirà la lista degli eroi. Gaza ha perso un artista ed ha guadagnato un testimone e questo Israele, sempre pronto a convincere il mondo del suo bisogno di sicurezza dovrebbe capirlo.

Soprattutto dovrebbero capirlo i Governi e le Istituzioni che sostengono questo Paese sempre più ricco di manifesta illegalità. Dovrebbero capirlo non solo per quel principio di giustizia che i palestinesi rivendicano e che la comunità umana avrebbe diritto a veder rispettato, ma anche per la stessa sicurezza del Paese loro amico il quale,  macchiandosi di crimini sempre impuniti, incrementa l’odio e non certo la sicurezza.  E il sogno di Mohammed Abu Amr e degli altri sognatori uccisi con lui, seguiterà  ad essere  il sogno dei palestinesi  l’incubo di Israele.

FONTE

Gaza il sogno di un giovane scultore fermato da un cecchino israeliano

VIETATO DIRE LA VERITÀ NELLO STATO EBRAICO

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Il comandante della radio dell'esercito Shimon Elkabetz ordina alla stazione di non mandare più in onda Kobi Meidan, resta da vedere se temporaneamente o permanentemente
Il principale conduttore radiofonico israeliano Kobi Meidan è stato messo a tacere da Army Radio per aver pubblicato su Facebook che si è "vergognato di essere israeliano" dopo che 15 abitanti di Gaza sono stati uccisi durante le proteste lungo il confine tra Israele e Gaza.

Meidan ha detto ad Elkabetz che ha caricato il post prima di conoscere i fatti completi dell'incidente di Gaza. Elkabetz tende a licenziare Meidan a titolo definitivo, a condizione che non spieghi la sua azione al pubblico. Meidan non è un impiegato civile dell'esercito israeliano, ma un venditore di servizi.

Il ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha detto a Radio 103 FM di "vergognarsi di avere un conduttore radiofonico del tipo di Kobi alla Radio dell'esercito". "Se Meidan si sente così disonorato", ha detto Lieberman, "se ha un pò di dignità, dovrebbe lasciare la stazione".
Tuttavia, Lieberman non ha detto a Elkabetz cosa avrebbe dovuto fare. Il ministro ha vagamente affermato che "dovrebbe fare il suo dovere".

Anche Gilad Erdan, ministro per la sicurezza pubblica e gli affari strategici, ha espresso il suo parere durante un'intervista rilasciata ad Army Radio lunedì, criticando Meidan per la sua dichiarazione.

Erdan ha detto che se Meidan fosse così moralista, allora "dovrebbe rinunciare a trasmettere per la radio dell'esercito", aggiungendo che le parole di Meidan indicano non solo la "posizione dell'estrema sinistra" , ma che anche la sua mancanza di serietà "dal momento che le osservazioni sono state fatte prima di qualsiasi esame completo degli eventi della scorsa settimana".
Il presidente del partito laburista Avi Gabbay ha scritto lunedì su Twitter che è "molto orgoglioso di essere israeliano, ma è fortemente contrario a essere respinto sulla base della libertà di espressione".

Circa 30.000 palestinesi si sono radunati nella striscia di Gaza per la "Marcia del ritorno", una serie di proteste di massa lungo il confine tra Israele e Gaza. Almeno 15 palestinesi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco e "decine di altri sono rimasti feriti durante ore di scontri con soldati israeliani dopo che i manifestanti hanno lanciato pietre e bombe incendiarie verso i soldati di stanza lungo il recinto".

Army Radio e Meidan hanno rifiutato di commentare questo rapporto.

Maya Asheri
Haaretz Contributor

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Video Service

Video of the Week: Recent Israel History Miko Peled

Transcription made from The Miko's Speeches




This is a beautiful church so once again thank you to the pastor for allowing us to use this is really beautiful and thank you all for being here tonight and and for caring enough to take the time and listen and participate and be active I always begin my remarks with a disclaimer and that disclaimer is this if anybody here came hoping to hear a balanced presentation then they're going to be sorely disappointed I say this because a lot of things that you're about to hear tonight are difficult to hear and also because I don't believe that a balanced presentation on this topic is possible anybody that cares enough to speak about this probably has a very strong opinion one way or the other almost everybody has feelings and strong emotions on this issue one way or the other for me it's deeply personal and the issue itself is not a balanced issue there is no balance in this issue so therefore I say this because there cannot be a balanced presentation on this and I think if anybody claims that their presentation is balanced they're either misleading themselves or the misleading of their audience this whole issue of Israel and Palestine is covered in so much myth and there's so much there's so much double standard when people talk about this issue and I'll give you two examples

Don't know if you heard Bibi Netanyahu speech at the United Nations I heard it not live but after he actually delivered it and he began and he began it with probably the two most striking examples of myth and double standard and he began by talking about the right of return of the Jews to their ancient homeland and of course the Jews that returned so-called returned to their homeland were not exactly the the same Jews who were expelled from their homeland right because these were expelled a couple of thousand years before that these were not their descendants either because they this is business has been a very long time so these are people the people that actually came back so to speak are people that claim some kind of a heritage some kind of a connection a relationship to the ancient Hebrews and they claimed that they had the right to return to their homeland and this was this is what Zionism was about and this is expected this was you know accepted by the world as the right they had the right to return now if we talk about the right of return of one nation you'd expect that there would be if we accept it as a principle than

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